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02 dicembre 2025

Tar 2025 - Il caso riguarda un soggetto che, nel XXX, aveva minacciato altre persone con una pistola Beretta 9×21 durante una lite stradale sulla autostrada XXXX, operando in modo ritenuto grave dall’Autorità di pubblica sicurezza (Prefettura), che aveva disposto il ritiro della licenza di porto d’armi e delle armi stesse. Successivamente, il procedimento penale a suo carico era stato archiviato, senza una condanna definitiva. La domanda del ricorrente era volta alla revoca del divieto di detenzione di armi imposto dalla Prefettura, sulla base del fatto che il procedimento penale si fosse concluso con archiviazione e che fosse trascorso un considerevole lasso di tempo (15 anni).

 

Cassazione 2025 - In materia di pubblico impiego, la sentenza della Suprema Corte di Cassazione n. XXXXX analizza specificamente la disciplina relativa all’istituto del comando e le sue implicazioni in ambito di responsabilità del datore di lavoro, con particolare riferimento alla legittimazione passiva nei giudizi relativi alla retribuzione.

 

La sentenza n. 30616/2025 della Corte di Cassazione affronta il tema della responsabilità e dell’obbligo di risarcimento in occasione di un incidente stradale causato da un cane randagio, con particolare attenzione alle condizioni di avvistabilità ed evitabilità dell’animale. La pronuncia chiarisce che, qualora l’animale randagio fosse visibile e la sua presenza evitabile, il conducente potrebbe non essere responsabile e, conseguentemente, l’ente o soggetto responsabile del randagismo potrebbe non essere obbligato al risarcimento.

 

 

La sentenza della Cassazione n. 30425/2025 affronta la questione dell’utilizzo di metodi presuntivi da parte dell’Amministrazione finanziaria nell’accertamento fiscale, in particolare nel settore della ristorazione. La pronuncia chiarisce che, ai fini della determinazione del fatturato di esercizi di ristorazione, l’Agenzia delle Entrate può ricorrere a parametri presuntivi basati su elementi di natura oggettiva e facilmente verificabili, come il numero di bottiglie di acqua e vino servite ai clienti.

 

La sentenza della Cassazione n. 28886 del 2025 affronta una questione di particolare rilievo in ambito di diritto del pubblico impiego e disciplina disciplinare del personale scolastico. In particolare, viene esaminato il caso di un docente che, instaurando con un’alunna un rapporto caratterizzato da confidenze, segreti e un legame estremamente personale e atipico, ha dato luogo a una condotta considerata in contrasto con i doveri professionali e il decoro richiesto dalla funzione pubblica.

 

01 dicembre 2025

CGUE 2025 - Le recenti decisioni della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE), con le tre sentenze del 19 novembre u.s. nelle cause T-412/22, T-94/23 e T-565/23, rappresentano un importante punto di svolta nel quadro normativo e giurisdizionale relativo alla gestione delle sostanze attive dei prodotti fitosanitari, tra cui spicca il glifosato. Tali pronunce hanno chiarito e ridefinito i limiti entro cui la Commissione Europea può adottare proroghe temporanee delle autorizzazioni, opponendosi a prassi precedenti che favorivano proroghe ripetute, di breve durata e automatiche.

 


 

Consiglio di Stato – Tar 2025 (sei sentenze disponibili) Regime giuridico delle concessioni per la nautica da diporto

 


 

 

Cassazione 2025 - La presente sentenza riguarda una complessa vicenda giudiziaria in ambito militare, che ha visto un procedimento penale per il reato di ingiuria ex art. 196 cod. pen. militare di pace, successivamente riqualificato in ingiuria militare ex art. 226 cod. pen. militare di pace, e conclusosi con una pronuncia della Corte militare di appello di Roma e, infine, con la sentenza della Cassazione.

 

La sentenza della Corte di Cassazione n. 28887/2025, in tema di pubblico impiego, affronta la delicata questione del licenziamento di una dipendente di una ASL per **accesso abusivo al sistema informatico e violazione della privacy dei pazienti**. Il caso specifico riguarda un'impiegata presso l'Ufficio Relazioni con il Pubblico (URP) che ha utilizzato le proprie credenziali per consultare informazioni sanitarie riguardanti vicini di casa con i quali era in conflitto.

 

Il caso oggetto della pronuncia della Corte di Cassazione concerne il decesso di un medico anestesista avvenuto nel 2007, dopo aver sostenuto un turno di lavoro estremamente lungo, di quasi 16 ore consecutive, in un presidio ospedaliero di Palermo. La durata del turno, priva di pause adeguate e di opportunità di recupero, si è tradotta in un grave malore che ha portato al decesso del sanitario.