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08 settembre 2026

La sentenza della Corte di Cassazione n. 24869 del 2026 chiarisce un aspetto di fondamentale importanza riguardante la qualificazione del lavoro svolto in ambito domestico e la relativa disciplina previdenziale applicabile. In particolare, la Corte ha stabilito che non si configura come lavoro domestico quello svolto da dipendenti di un’associazione presso le abitazioni o le strutture degli anziani assistiti, precisando che in tali ipotesi si applica il regime contributivo previdenziale ordinario, anziché quello tipicamente previsto per il lavoro domestico.

 

La sentenza della Corte di Cassazione n. 24866/2026 si inserisce nel solco della giurisprudenza che tutela i diritti dei lavoratori, in particolare di coloro che operano in condizioni di turnazione e di intervento continuativo come gli infermieri turnisti, anche durante la notte. La decisione in esame ha chiarito che agli infermieri che svolgono servizi in turni, compresi quelli notturni, spetta il diritto ad usufruire del servizio mensa o del corrispondente buono pasto, qualora il loro svolgimento lavorativo superi una determinata soglia di durata, ovvero almeno sei ore consecutive di lavoro.

 

Il caso affrontato dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 32090/2026 riguarda la delicate questione della responsabilità penale in materia di immigrazione clandestina e di favoreggiamento dell’ingresso illegale nel territorio dello Stato, alla luce di un salvataggio in mare e delle relative implicazioni giuridiche.

 

Cassazione 2026 - Il caso in esame, riguardante la responsabilità sanitaria in materia di consenso informato e fertilità, si inserisce nel più ampio contesto della tutela dei diritti del paziente e dell’obbligo di informazione da parte del sanitario, così come disciplinato dal quadro normativo nazionale e dalla giurisprudenza di legittimità.

 

Cassazione 2026 – Il caso di specie riguarda la responsabilità del gestore di un blog in relazione ai commenti diffamatori pubblicati da terzi sulla piattaforma. La giurisprudenza della Cassazione, con la sentenza n. xxxxxxx del 2026, ha chiarito un principio importante in materia di responsabilità civile e penale del gestore di piattaforme online.