Tar 2025 - Il presente caso riguarda un ricorso proposto dal Sig. -OMISSIS-, Maresciallo dell’Aeronautica Militare, che ha prestato servizio presso la base di -OMISSIS- tra determinati periodi e che sostiene di aver contratto una patologia correlata all’esposizione a gas radon e radiazioni ionizzanti durante il servizio militare. La controversia si focalizza sulla presunta responsabilità delle autorità militari per la mancata adozione di misure preventive adeguate, nonché sulla valenza delle conoscenze scientifiche e normative acquisite nel tempo circa i rischi del radon.
Il ricorrente ha notificato un ricorso in data x e ha successivamente depositato l’istanza di riesame il 17 maggio, allegando elementi fattuali, giuridici e scientifici che attesterebbero il nesso eziologico tra la patologia e l’esposizione professionale. La ricostruzione temporale degli eventi e delle conoscenze riguardo il gas radon è articolata in tre periodi:
1. **Fino al periodo x**: l’esposizione al radon si verifica, ma la nocività di tale gas era poco nota, quindi non si poteva prevedere né prevenire il rischio. In questa fase, l’assenza di consapevolezza scientifica e normativa rappresentava un limite oggettivo.
2. **Dal periodo x al periodo y**: le strutture tecnico-militari e le autorità militari avevano acquisito conoscenze più approfondite circa i rischi del radon, potendo verificare la presenza di gas radon in ambienti sotterranei come la galleria di -OMISSIS-. In questa fase, si configura un possibile addebito di omissione di misure preventive, nel caso in cui si sia omesso di adottare verifiche e mitigazioni.
3. **Dopo il periodo y**: le autorità militari erano pienamente consapevoli degli effetti sanitari del radon, con l’obbligo di procedere a misurazioni e adottare misure di tutela anche in assenza di normative specifiche.
L’elemento centrale del caso risiede nella distinzione temporale tra le fasi di conoscenza e di azione delle autorità. La giurisprudenza amministrativa e le norme di tutela della salute sul luogo di lavoro riconoscono che l’obbligo di prevenzione si sviluppa sulla base delle conoscenze scientifiche e delle norme vigenti al tempo.
- **Periodo di scarsa conoscenza**: l’assenza di normativa o di consapevolezza scientifica sufficiente rende difficile imputare responsabilità alle autorità militari per omissioni. Tuttavia, la scarsa consapevolezza non può escludere del tutto l’obbligo di adottare misure di tutela appena si rendono note le evidenze scientifiche.
- **Periodo di conoscenza consolidata**: in questa fase, le autorità avevano il dovere di verificare la presenza di radon e di adottare misure preventive, quali misurazioni e riduzione dell’esposizione. La mancata attuazione di tali misure, se dimostrato, potrebbe configurare responsabilità per negligenza o omissione.
Il ruolo delle consulenze mediche e delle perizie tecniche è fondamentale per chiarire il nesso causale tra esposizione e patologia. La CMO (Commissione Medica Ospedaliera) ha fornito un parere che, tuttavia, non si è soffermato specificamente sulla fase temporale di maggiore consapevolezza delle autorità, contribuendo così a una carenza motivazionale che può essere considerata come motivo di impugnazione.
L’assenza di una motivazione dettagliata circa la conoscenza e le azioni intraprese dalle autorità militari nei periodi di maggiore consapevolezza costituisce un elemento di criticità. La giurisprudenza tende a riconoscere la responsabilità quando si dimostra che, in presenza di evidenze scientifiche, si siano omesse o ritardate misure di tutela.
In conclusione, la valutazione del caso richiede un’attenta analisi delle prove circa:
- La conoscenza delle autorità militari circa i rischi del radon nei vari periodi;
- Le misure adottate, o la loro mancanza, in relazione alle conoscenze acquisite;
- La dimostrazione del nesso causale tra esposizione e patologia.
Il ricorso potrebbe trovare fondamento qualora si dimostri che, durante il periodo di consapevolezza consolidata, le autorità militari abbiano omesso di adottare misure di tutela, contribuendo così al danno subito dal ricorrente. La carenza motivazionale delle perizie potrebbe essere superata mediante un approfondimento delle evidenze scientifiche e delle normative di settore, nonché attraverso una ricostruzione dettagliata delle azioni (o omissioni) delle autorità militari.
- Si suggerisce di integrare il ricorso con perizie tecniche e scientifiche che attestino la conoscenza del rischio e le misure che avrebbero dovuto essere adottate.
- È opportuno evidenziare come le autorità militari, in presenza di evidenze scientifiche, avessero l’obbligo di intervenire per la tutela della salute dei propri operatori.
- Si raccomanda di contestare l’insufficienza motivazionale della consulenza CMO, evidenziando la rilevanza temporale delle conoscenze e delle azioni omesse.
**In sintesi**, il caso richiede un’attenta ricostruzione delle fasi temporali e delle responsabilità, con particolare attenzione alle evidenze scientifiche e alle normative applicabili, per sostenere una eventuale responsabilità delle autorità militari nella mancata tutela del ricorrente.
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