Cassazione 2025 - Il trattamento di fine rapporto (TFR) rappresenta una indennità di natura previdenziale, maturata annualmente dal lavoratore durante l’arco del rapporto di lavoro, finalizzata a garantire una somma di denaro al termine del rapporto stesso. La base di calcolo del TFR è disciplinata dall’art. 2120 del Codice Civile, come novellato dalla legge 29 maggio 1982, n. 297, e si integra con le previsioni dei contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL) applicabili.
La normativa civilistica, in particolare, stabilisce che la retribuzione utile ai fini del TFR comprende tutte le somme erogate in dipendenza del rapporto di lavoro, a condizione che siano di natura non occasionale e siano erogate in modo continuativo o ricorrente. La disciplina contrattuale si inserisce in questo quadro, precisando quali elementi retributivi devono essere considerati e quali esclusi.
2. Retribuzione utile ai fini del calcolo del TFR: definizione e criteri
Secondo la giurisprudenza consolidata, e come ribadito dalla Cassazione (ord. 17 novembre 2025, n. 30331), la retribuzione annua utile al calcolo del TFR comprende non solo gli emolumenti ricorrenti e fissi, ma anche quelli che, pur non essendo certi ex ante, vengono erogati con carattere di corrispettività rispetto alle prestazioni rese. È fondamentale che tali emolumenti siano stati realmente corrisposti in modo significativo nel corso del rapporto di lavoro, escludendo quelli riconducibili a situazioni occasionali o di rimborso spese.
L’elemento centrale è la ricorrenza, anche variabile, nel tempo di tali compensi, che devono essere erogati con frequenza compatibile con l’attività lavorativa ordinaria. La presenza di una clausola contrattuale che elenchi specificamente alcune voci come computabili non esclude automaticamente l’inclusione di altre, a meno che non sia prevista una deroga chiara e univoca da parte delle parti sociali.
3. Il ruolo delle norme collettive e la loro interpretazione
La contrattazione collettiva può derogare al principio di onnicomprensività, ma tale deroga deve essere espressa con chiarezza e con un significato univoco. La circostanza che un CCNL specifichi alcune voci come computabili non implica, di per sé, l’esclusione automatica di altre voci non menzionate, purché siano presenti elementi di ricorrenza e di carattere non occasionale.
Inoltre, grava sul datore di lavoro l’onere di dimostrare l’esistenza di una norma collettiva che escluda espressamente determinate voci dal calcolo del TFR. La semplice allegazione della presenza di determinate voci retributive non è sufficiente: occorre una prova specifica che tali elementi siano stati esclusi dalla base di calcolo mediante una previsione negoziale chiara e inequivoca.
4. La nozione di emolumenti inclusi ed esclusi
L’art. 2120, co. 2, OMISSIS, chiarisce che la retribuzione utile comprende tutte le somme erogate in relazione al rapporto di lavoro, anche se non certissime ex ante, purché siano di carattere ricorrente. Sono esclusi, invece, gli emolumenti riconducibili a situazioni straordinarie, imprevedibili e occasionali, quali rimborsi spese, premi occasionali o indennità di carattere straordinario.
L’inclusione di voci quali indennità di richiamo, straordinari, turni sfalsati, maggiorazioni per trattamenti eccedenti i limiti, e altre simili, dipende dalla loro natura ricorrente e dalla loro relazione con le attività ordinarie o normalmente organizzate.
5. La prova dell’esclusione e la posizione della giurisprudenza
L’onere di dimostrare l’esclusione di determinate voci dalla base di calcolo del TFR è a carico del datore di lavoro che invoca tale esclusione. È necessario che questa prova sia chiara e che si basi su norme contrattuali o accordi collettivi specifici. La semplice presenza di un’elencazione nel CCNL, senza ulteriori precisazioni, non può costituire di per sé una prova di esclusione.
La giurisprudenza, tra cui la pronuncia della Cassazione, evidenzia che la nozione di retribuzione utile è omnicomprensiva, e che l’interpretazione delle norme contrattuali deve privilegiare un’interpretazione estensiva, nel rispetto del principio di buona fede e di tutela del lavoratore. La qualificazione di un emolumento come ricorrente e di carattere non occasionale è determinante per la sua inclusione nel calcolo del TFR.
6. Caso di specie e conseguenze pratiche
Nel caso esaminato dalla Cassazione, la Corte d’Appello aveva ritenuto che alcune voci retributive specificate nel CCNL (ad esempio, indennità di richiamo, straordinari, turni sfalsati, ecc.) dovevano essere incluse nel calcolo del TFR, mentre altre erano state escluse sulla base di una interpretazione restrittiva delle norme collettive.
La Cassazione ha invece sottolineato che, salvo diversa previsione contrattuale, tutti gli emolumenti collegati al rapporto di lavoro, erogati con frequenza e non occasionali, devono essere considerati nella base di calcolo del TFR, anche se non specificamente menzionati.
Inoltre, ha evidenziato che la parte che invoca l’esclusione di determinate voci deve allegare e provare l’esistenza di norme collettive che le escludano espressamente, mentre il lavoratore non è tenuto a dimostrare la presenza di clausole inclusorie.
7. Conclusioni
In sintesi, il calcolo del TFR si fonda su un principio di inclusività, che consideri tutte le somme erogate con carattere di ricorrenza e non occasionale, fatte salve le esclusioni specificamente previste da norme collettive chiare e precise. La giurisprudenza ribadisce che l’onere di dimostrare l’esclusione di voci retributive spetta al datore di lavoro, e che l’interpretazione delle clausole contrattuali deve privilegiare una lettura estensiva, a tutela del lavoratore.
Pertanto, le controversie sul computo del TFR devono essere affrontate con attenzione alle norme contrattuali, alle modalità di erogazione delle componenti retributive e alla prova dell’esclusione di determinate voci, sempre nel rispetto dei principi di buona fede e di tutela del lavoratore.
CORTE DI CASSAZIONE ordinanza 17 novembre 2025, n. 30331
Svolgimento del processo
1.Il Tribunale di Roma, in accoglimento parziale delle domande proposte dai lavoratori in epigrafe indicati nei confronti della ex datrice di lavoro OMISSIS Spa, ha condannato la società al ricalcolo del TFR, spettante per legge a ciascuno di loro, con somme da liquidarsi in separato giudizio, riconoscendo, nel computo, gli importi corrisposti mensilmente in dipendenza del rapporto di lavoro a titolo di: lavoro supplementare; lavoro straordinario; richiamo in servizio; maggiorazioni per trattamenti eccedenti i limiti; trattamenti economici di trasferta (con la sola esclusione di quanto corrisposto per rimborso spese); liquidazione permessi ex festività; indennità turni sfalsati nonché indennità di cui all’art. 43 CCNL di categoria (indennità turno spezzati, indennità di reperibilità e indennità particolare).
1. La Corte di appello di Roma, con la sentenza n. 3397/2023, in riforma della pronuncia impugnata, per quello che interessa in questa sede, ha rigettato totalmente le domande proposte.
2. I giudici di seconde cure, richiamando un precedente della stessa Corte territoriale, hanno rilevato che: a) le disposizioni contrattuali collettive individuavano gli elementi della retribuzione nonché quelli aggiuntivi e prevedevano espressamente quali voci andassero computate ai fini del calcolo del TFR, di talché, a contrario, le altre dovevano ritenersi escluse: ciò lo si evinceva da tutto il contesto delle norme di riferimento e dal comportamento dei contraenti dai cui appariva evidente che le parti collettive avevano avuto riguardo ad una nozione ristretta della retribuzione da inserire nella base di computo; b) era onere degli istanti indicare le norme del CCNL che disponevano l’incidenza anche degli emolumenti esclusi dal computo, secondo la prospettazione degli originari ricorrenti; c) in ogni caso, non era stato dimostrato: che il lavoro straordinario fosse avvenuto in modo “non eventuale”, non essendo state fornite prove idonee sul punto; che il pagamento delle ex festività non fruite nell’anno precedente fosse fisso e legato all’attività lavorativa o alla mansione svolta; d) per il premio annuale di produttività, già escluso dal Tribunale, non era stata proposta impugnazione.
3. Avverso la sentenza di secondo grado gli ex dipendenti di OMISSIS Spa, in epigrafe indicati, hanno proposto ricorso per cassazione affidato a quattro motivi cui ha resistito con controricorso la società intimata.
4. Le parti hanno depositato memorie.
5. Il Collegio si è riservato il deposito dell’ordinanza nei termini di legge ex art. 380 bis 1 cpc.
Motivi della decisione
1.I motivi possono essere così sintetizzati.
1. Con il primo motivo, ai sensi dell’art. 360 co. 1 n. 3 cpc, si denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 2120 cod. civ., in relazione alle norme del CCNL Autostrade e Trafori, applicato ai rapporti di lavoro (in particolare gli artt. 22, 40, 43, 11, 3, 30,15) che disciplinano gli istituti di cui si chiede il computo nella base del calcolo del TFR, per avere erroneamente i giudici di appello ritenuto legittima l’esclusione di tali emolumenti sulla base di una interpretazione delle norme contrattuali che prescinde dalla necessità, sancita dalla norma di legge, che l’eventuale “diversa previsione dei contratti collettivi” sia espressa e univoca.
2. Con il secondo motivo, ai sensi dell’art. 360 co. 1 n. 3 cpc, si censura la violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 cod. civ. in relazione al principio di onnicomprensività della retribuzione sancito dall’art. 21120 cod. civ., per avere la Corte distrettuale erroneamente ritenuto che gravasse su essi ricorrenti l’onere della prova della computabilità dei singoli istituti nel TFR.
3. Con il terzo motivo si eccepisce, ai sensi dell’art. 360 co. 1 n. 4 cpc, la nullità della sentenza e del procedimento nella parte in cui la Corte di appello ha fondato la decisione, richiamandola ai sensi dell’art. 118 disp att. cpc, su una pronuncia resa in un giudizio in cui, a differenza che nel presente procedimento, appellanti erano i lavoratori e non la società datrice di lavoro, omettendo di prendere in considerazione le preclusioni processuali conseguenti alla mancata impugnazione del capo della sentenza di primo grado relativo alla interpretazione del contratto collettivo e, conseguentemente incorrendo nella violazione del principio della corrispondenza tra chiesto e pronunciato.
4. Con il quarto motivo, ai sensi dell’art. 360 co. 1 n. 5 cpc, si obietta l’omesso esame di fatti decisivi che sono stati oggetti non solo di discussione fra le parti, ma anche della pronuncia di primo grado riformata dalla Corte di appello. Si sostiene che la computabilità delle somme erogate per lavoro supplementare, richiamo in servizio, maggiorazione per prestazioni eccedenti i limiti, trattamenti economici di trasferta, indennità turni sfalsati, nella base di calcolo del trattamento di fine rapporto, non era stata in alcun modo esaminata nella sentenza impugnata.
5. Preliminarmente va dichiarata cessata la materia del contendere, con riguardo alla posizione di OMISSIS, essendo stato depositato il verbale di conciliazione intercorso tra le parti in sede sindacale, in data 24.2.2025, con compensazione delle spese in ordine al relativo rapporto processuale.
6. Ciò premesso, venendo allo scrutinio dei motivi per gli altri ricorrenti, osserva il Collegio che il primo è fondato.
7. Questa Corte (Cass. n. 24801/2024) già si è espressa sull’interpretazione dell’art. 22 del CCNL di categoria, specificando che si tratta di una disposizione che, indicando gli “elementi della retribuzione” fa riferimento alle voci retributive cd. standard ovvero a quegli emolumenti che ricorrono ordinariamente in busta paga quali componenti fissi della retribuzione di ciascun lavoratore, ma che non possono certamente fare escludere ulteriori emolumenti versati per specifici aspetti della prestazione di lavoro, non riferibili a tutti i lavoratori e non a tutte le prestazioni.
8. Errano, pertanto, i giudici di seconde cure allorquando hanno affermato, in riferimento alla citata norma contrattuale, che le parti sociali, appunto perché avevano identificato, tra le molte, soltanto alcune indennità computabili nel TFR, avevano allo stesso tempo escluso le altre a contrario.
9. Ciò che invece rileva è che sia accertato se gli elementi, pur prestando il carattere in astratto della incertezza, sono erogati con carattere di corrispettività rispetto alle prestazioni rese e per i quali risulta, in base ad una verifica da eseguire necessariamente ex post, l’avvenuta corresponsione per un tempo significativo tale da escludere il carattere occasionale (Cass. n. 14242/2024).
10. Anche il secondo motivo è fondato.
11. La Corte distrettuale ha ritenuto che incombesse ai lavoratori indicare le norme del CCNL che dispongono l’incidenza del TFR anche degli emolumenti ritenuti dal primo giudice esclusi dal computo.
12. Questa Corte (Cass. n. 15889/2004) ha specificato che, per l’art. 2120 cod. civ., ove i contratti collettivi non contengano diversa previsione, la retribuzione annua comprende tutte le somme corrisposte a titolo non occasionale e non di rimborso spese; l’esclusione di una o più voci dalla base retributiva, costituendo deroga all’indicato principio, presuppone in primo luogo una volontà della norma collettiva che neghi espressamente l’inclusione ed esige, poi, una specifica prova di questa negazione da parte di colui che la invoca.
13. Quindi, una volta allegata la corresponsione della indennità e degli emolumenti a titolo non occasionale e non di rimborso spese, non è esatto affermare che spettava ai lavoratori indicare le norme del CCNL che disponevano l’incidenza degli stessi nella base del calcolo del TFR, richiedendo la problematica altro e diverso accertamento.
14. Il terzo ed il quarto motivo, da esaminare congiuntamente per connessione logico-giuridica, sono anche essi meritevoli di accoglimento per quanto di ragione.
15. Invero, effettivamente la Corte territoriale, nel richiamare il proprio precedente, non ha svolto alcuna indagine sugli emolumenti, oggetto della originaria domanda, di seguito indicati: lavoro supplementare; richiamo in servizio;
16. maggiorazione per trattamenti eccedenti i limiti; trattamenti economici di trasferta; indennità turni sfalsati.
17. In relazione ad essi, sulla base delle allegazioni e delle istanze istruttorie formulate, dovrà, quindi, essere svolta quella indagine ex post che, in sede di legittimità (Cass. n. 14242/2024), è stata ritenuta necessaria in mancanza di una negazione espressa della contrattazione collettiva.
18. Alla stregua di quanto esposto, il ricorso deve essere accolto.
19. La gravata sentenza deve essere cassata e la causa va rinviata alla Corte di appello di Roma, in diversa composizione, che procederà ad un nuovo esame, in relazione a tutti gli emolumenti oggetto della originaria domanda, tenendo conto dei citati principi di diritto e provvederà, altresì, alle determinazioni sulle spese anche del presente giudizio.
20. Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, del D.P.R. n. 115/02, nel testo risultante dalla legge 24.12.2012 n. 228, deve provvedersi, ricorrendone i presupposti processuali, sempre come da dispositivo.
P.Q.M.
La Corte dichiara cessata la materia del contendere tra OMISSIS e OMISSIS Spa, compensando tra le suddette parti le spese del presente giudizio; accoglie, relativamente agli altri ricorrenti, il ricorso; cassa la sentenza e rinvia alla Corte di appello di Roma, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del presente giudizio.
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