Consiglio di Stato 2026 - Nel contesto giuridico italiano, il risarcimento per perdita di chance rappresenta una fattispecie complessa e delicata, che richiede un bilanciamento tra la tutela del soggetto danneggiato e la necessità di un’effettiva dimostrazione del danno subito. La recentissima pronuncia del Consiglio di Stato del 2026 ha segnato un significativo passo avanti nel chiarimento di questa materia, stringendo le maglie del risarcimento e sottolineando l’importanza della prova di una possibilità concreta, anche se sfumata, di ottenere un risultato favorevole.
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**1. La Perdite di Chance: Nozione e Applicazione**
La perdita di chance si configura come una forma di danno patrimoniale in cui il soggetto danneggiato sostiene di aver perso un’opportunità concreta di conseguire un vantaggio economico, a causa di un comportamento illecito di un soggetto terzo o dell’amministrazione pubblica. La sua natura è spesso controversa, poiché richiede di dimostrare non solo che la chance esisteva, ma anche che questa chance aveva una probabilità significativa di concretizzarsi.
**2. La Prova della Chance nel Diritto Italiano**
Tradizionalmente, la giurisprudenza italiana ha adottato un approccio prudente, richiedendo una prova rigorosa della probabilità di successo, distinguendo tra:
- **Probabilità certa o elevata:** più facile da dimostrare
- **Probabilità sfumata o bassa:** più difficile da accertare e risarcire
Il principio fondamentale è che il danno non può essere risarcito sulla base di aspettative troppo aleatorie o ipotetiche, ma richiede una dimostrazione di un “possibilità concreta” di ottenere un risultato favorevole.
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**3. La Sentenza del Consiglio di Stato (2026): Le Nuove Maglie del Risarcimento**
La recente pronuncia ha chiarito e rafforzato questa impostazione, precisando che:
- **L’aspettativa di fatto o l’ipotetica chance non costituiscono di per sé prova di danno.**
- **Il risarcimento deve essere legato alla dimostrazione di una possibilità concreta, anche se sfumata, di ottenere un risultato favorevole.**
- **La semplice aspettativa o la probabilità remota non sono sufficienti:** è necessario dimostrare che tale possibilità fosse realistico e apprezzabile, non solo ipotetico o astratto.
In altre parole, il Consiglio di Stato ha ridimensionato la portata della mera aspettativa o probabilità residuale, richiedendo una prova che la chance fosse concreta, ovvero con un livello di probabilità che può essere riconosciuto come significativo e non meramente ipotetico.
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**4. Implicazioni Pratiche e Giurisprudenziali**
- **Per i soggetti danneggiati:** sarà più difficile ottenere un risarcimento basato su chance sfumate o molto remote. La prova dovrà attestare che la chance di ottenere un risultato favorevole fosse concreta e non meramente ipotetica.
- **Per le amministrazioni pubbliche e le controparti:** questa sentenza rappresenta un elemento di tutela, che limita il risarcimento a casi in cui la possibilità concreta di successo possa essere effettivamente dimostrata.
**5. Criticità e Fattispecie Applicative**
La distinzione tra chance “concreta” e chance “ipotetica” può essere complessa, specialmente in situazioni in cui la probabilità di successo si aggira su soglie basse. La sentenza invita i giudici e le parti a un'analisi più rigorosa delle circostanze di fatto, privilegiando la prova di una probabilità che possa essere qualificata come significativa.
La pronuncia del Consiglio di Stato del 2026 rappresenta un importante passo avanti nel rafforzare la tutela contro le pretese risarcitorie fondate su chance sfumate. La necessità di dimostrare una possibilità concreta, anche se non certa, mira a equilibrare il principio di tutela con quello della certezza del diritto e della effettività della prova. La decisione invita a un approccio più rigoroso e realistico nella configurazione del danno da perdita di chance, con effetti destinati a influenzare significativamente la giurisprudenza futura e le pratiche processuali nel settore.
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