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08 gennaio 2026

La sentenza della Cassazione n. 271 del 2026 affronta il tema dell’abuso del diritto nel contesto delle impugnazioni giudiziarie, in particolare del ricorso per cassazione. La Corte stabilisce che costituisce indice di mala fede o di colpa grave e, di conseguenza, di abuso del diritto di impugnazione, la proposizione di un ricorso per cassazione con la consapevolezza dell’infondatezza della domanda o dell’eccezione sollevata.

 

 

La sentenza della Cassazione n. 271 del 2026 affronta il tema dell’abuso del diritto nel contesto delle impugnazioni giudiziarie, in particolare del ricorso per cassazione. La Corte stabilisce che costituisce indice di mala fede o di colpa grave e, di conseguenza, di abuso del diritto di impugnazione, la proposizione di un ricorso per cassazione con la consapevolezza dell’infondatezza della domanda o dell’eccezione sollevata.

In dettaglio, la Corte evidenzia che:

- **Abuso del diritto di impugnazione** si configura quando il ricorrente agisce senza un motivo legittimo, con la volontà di ostacolare o ritardare l’esecuzione della sentenza, o comunque in modo da arrecare un danno ingiustificato all’altra parte.

- **Mala fede o colpa grave** si riferiscono alla condotta del ricorrente che, nel proporre il ricorso, sa di agire senza fondamento, cioè quando ha piena cognizione dell’infondatezza delle sue difese o delle sue pretese.

- La proposizione di un ricorso con piena consapevolezza dell’infondatezza costituisce, quindi, un comportamento censurabile, che può determinare sanzioni processuali o anche responsabilità civili e penali nei casi più gravi.

In conclusione, la sentenza sottolinea l’importanza di rispettare i principi di buona fede e correttezza nel processo, e che l’abuso del diritto di impugnazione, in presenza di dolo o colpa grave, può essere sanzionato sia in sede processuale che extraprocessuale. 

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