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17 dicembre 2025

Tar 2025 - escluso dal concorso in polizia per consumo di cannabis in adolescenza e successivamente riammesso

 

 

Tar 2025 - escluso dal concorso in polizia per consumo di cannabis in adolescenza e successivamente riammesso


Il caso analizzato riguarda un candidato al concorso per allievi agenti della Polizia di Stato che, inizialmente escluso a causa di un episodio di consumo di cannabis durante l’adolescenza, ha presentato ricorso e ottenuto la riammissione nel concorso. La decisione si inserisce in un quadro normativo e giurisprudenziale volto a bilanciare la tutela della salute pubblica, la sicurezza delle funzioni di polizia e il diritto alla partecipazione alle procedure concorsuali.

Fatti di causa

Il candidato ha ammesso, attraverso il questionario di autovalutazione, un singolo episodio di consumo di cannabis in adolescenza. Tuttavia, tale dichiarazione non è stata supportata da dati clinici o elementi oggettivi che attestassero un rischio o una condizione di dipendenza o disturbo psichico. Nonostante ciò, la Commissione giudicante ha ritenuto tale episodio motivo di esclusione, dichiarando il candidato inidoneo agli accertamenti psicofisici richiesti dal concorso.

Decisione della Commissione e motivazioni

La decisione di esclusione si fondava sulla presunta incompatibilità tra il consumo di sostanze stupefacenti e le funzioni di polizia, che richiedono elevati standard di affidabilità, integrità e stabilità psicofisica. Tuttavia, la procedura ha sollevato questioni di legittimità e proporzionalità, specie considerando che gli accertamenti clinici e psicopatologici non hanno evidenziato rischi o condizioni patologiche, e che l’unico elemento di giudizio era la dichiarazione autodichiarata di un episodio isolato e remoto.

Principio di proporzionalità e tutela della dignità del candidato

Il giudice ha richiamato il principio di proporzionalità tra fatto contestato e sanzione applicata, evidenziando che l’esclusione massima per un episodio di consumo di cannabis in adolescenza, senza riscontri oggettivi di rischio, appare sproporzionata. La giurisprudenza consolidata, infatti, tende a privilegiare un approccio che considera elementi clinici, esami oggettivi e il contesto complessivo della condotta del candidato, piuttosto che una semplice autodichiarazione.

Deficit istruttorio e violazione del diritto di partecipazione

Un ulteriore rilievo riguarda il difetto di istruttoria della Commissione, che non ha preso in adeguata considerazione gli esiti degli accertamenti clinici e psicopatologici, né il quadro complessivo della condotta del candidato. Tale omissione costituisce una violazione del principio del contraddittorio e del diritto di difesa, compromettendo la legittimità del provvedimento di esclusione.

Giurisprudenza di riferimento

Le pronunce della giurisprudenza amministrativa e civile sottolineano come l’esclusione dai concorsi pubblici debba essere basata su elementi oggettivi e verificabili, e che la valutazione di idoneità deve contemperare la tutela della salute pubblica con il rispetto dei diritti fondamentali del candidato. In particolare, si richiamano sentenze che hanno annullato provvedimenti di esclusione motivati da fatti remoti e di scarso rilievo, in assenza di elementi clinici o psicopatologici che ne giustifichino la gravità.

Conclusioni

Il caso in esame evidenzia l’importanza di un’istruttoria completa e obiettiva, che tenga conto non solo delle dichiarazioni autodichiarate ma anche di dati clinici e psicopatologici. La decisione di riammissione del candidato si basa sul principio che le sanzioni devono essere proporzionate alla gravità del fatto e supportate da elementi concreti, nel rispetto del diritto di partecipazione e di tutela della dignità del soggetto.

In definitiva, la vicenda sottolinea come il diritto amministrativo e le procedure concorsuali debbano garantire un equilibrio tra esigenze di sicurezza e rispetto dei diritti individuali, evitando sanzioni eccessive o sproporzionate rispetto alle circostanze concrete.


 

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