La pronuncia della Corte di Cassazione n. 30779 del 2025 si inserisce nel quadro giuridico relativo alle modalità di assunzione dei docenti di religione cattolica nelle scuole pubbliche italiane e alle relative questioni di legittimità e legittimità degli atti adottati in materia di stabilizzazione del personale precario.
Il caso specifico concerne la validità di una procedura di assunzione straordinaria e riservata, prevista dall’art. 1-bis, comma 2, del d.l. n. 126 del 2019, convertito con modificazioni dalla legge n. 159 del 2019, e attuata con il D.M. n. 9 del 2024, in relazione ai docenti di religione cattolica che avevano reiterato contratti a termine di supplenza in modo abusivo.
**Fatti di causa e questioni affrontate**
Il caso riguarda un docente di religione cattolica che, pur avendo reiterato contratti di supplenza a termine in modo abusivo, ha tentato di accedere alla procedura di immissione in ruolo straordinaria prevista dall’art. 1-bis del d.l. n. 126/2019. La questione principale posta alla Corte riguarda se tale procedura costituisca una misura idonea a sanare le illegittimità di contratti reiterati in modo abusivo e, di conseguenza, se possa considerarsi adeguata a superare le effetti dell’illecito.
**Principali rilievi e motivazioni della Corte**
1. **Reiterazione abusiva di contratti a termine**: La Corte ha richiamato il principio secondo cui la reiterazione di contratti di supplenza a termine oltre i limiti di legge configura una pratica abusiva e illegittima, che può determinare l'inefficacia dei rapporti di lavoro e la conseguente illegittimità dell’assunzione.
2. **Misure di stabilizzazione e sanatoria**: La norma di cui all’art. 1-bis del d.l. n. 126/2019 è stata introdotta come misura di stabilizzazione del personale docente precario, con finalità di dare una soluzione definitiva alle situazioni di precarietà, purché siano rispettate determinate condizioni. Tuttavia, la Corte ha chiarito che tale procedura rappresenta una misura speciale rispetto alle ordinarie regole di assunzione e non può essere invocata come sanatoria di illegittimità derivante da abusi reiterati.
3. **Limiti della procedura straordinaria**: La Corte ha evidenziato che la procedura di immissione in ruolo prevista dall’art. 1-bis del d.l. n. 126/2019 è riservata ai casi in cui siano rispettati i requisiti di legge e non può essere considerata una misura di sanatoria generalizzata. In particolare, essa non può sanare condotte abusive che abbiano determinato un illecito più grave, come la reiterazione abusiva di contratti a termine.
4. **Inidoneità a sanare l’illecito**: La sentenza sottolinea che la procedura straordinaria non costituisce una misura idonea a sanare l’illecito conseguente alla reiterazione abusiva di contratti di supplenza. Essa, infatti, non può essere invocata per superare le illegittimità derivanti da condotte abusive, ma deve essere applicata nel rispetto delle condizioni di legge e per finalità di stabilizzazione del personale in situazione di regolarità.
5. **Conseguenze sulla posizione del docente**: Alla luce di tali considerazioni, la Corte ha respinto il ricorso del docente, evidenziando che l’accesso alla procedura di immissione in ruolo non può essere utilizzato come mezzo di sanatoria per condotte di abuso reiterato e illegittimo, e che, pertanto, le assunzioni effettuate in modo abusivo non sono sanabili tramite le procedure straordinarie di stabilizzazione.
**Impatto e riflessi sulla normativa e sulla prassi**
La pronuncia ha importanti effetti pratici e interpretativi:
- **Limite alle procedure di stabilizzazione**: Essa chiarisce che le procedure di stabilizzazione straordinarie, come quella prevista dall’art. 1-bis del d.l. n. 126/2019, non costituiscono un mezzo per sanare abusi o condotte illegittime pregresse.
- **Rafforzamento del principio di legalità**: La sentenza rafforza il principio secondo cui l’accesso alle procedure di assunzione deve rispettare i requisiti di legge e non può essere utilizzato per coprire condotte di abuso o illegittimità.
- **Prevenzione di abusi**: La decisione funge da deterrente contro pratiche reiterate di abuso di contratti a termine, rafforzando il principio di trasparenza e legalità nelle assunzioni del personale docente.
**Conclusioni**
In sintesi, la Cassazione n. 30779/2025 chiarisce che, nel caso dei docenti di religione cattolica assunti tramite contratti a termine reiterati in modo abusivo, la procedura straordinaria di immissione in ruolo di cui all’art. 1-bis del d.l. n. 126/2019, anche se adottata con il D.M. n. 9 del 2024, non costituisce una misura di sanatoria idonea a superare l’illecito originario. La norma e le procedure di stabilizzazione devono essere interpretate nel rispetto dei principi di legalità e correttezza, e non possono essere invocate per coprire condotte di abuso reiterato. La pronuncia ribadisce l’importanza di rispettare i requisiti di legge e di evitare pratiche illegittime nelle assunzioni del personale pubblico, in particolare nel delicato ambito dell’istruzione e della religione cattolica nelle scuole pubbliche.
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