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05 novembre 2025

Cassazione 2025 – la sentenza della Suprema Corte relativa al diritto di libero accesso al mare si basa su un principio fondamentale del diritto italiano che tutela il diritto di tutti di accedere alle risorse naturali, tra cui il mare, anche in presenza di concessioni private.

 



 

 

 

Cassazione 2025 – la sentenza della Suprema Corte relativa al diritto di libero accesso al mare si basa su un principio fondamentale del diritto italiano che tutela il diritto di tutti di accedere alle risorse naturali, tra cui il mare, anche in presenza di concessioni private.

**Contesto e normativa di riferimento**

L’articolo 28 della Costituzione italiana garantisce a tutti il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero, ma anche il diritto di accesso e fruizione delle risorse naturali, tra cui il mare. La legislazione nazionale e regionale, come il Codice della Navigazione e le leggi sul demanio marittimo, rafforzano questa tutela. La normativa europea, inoltre, ha più volte ribadito che l’accesso alle coste deve essere garantito a tutti, senza discriminazioni.

**La sentenza della Cassazione n. xxx (2025)**

La pronuncia della Suprema Corte ha riaffermato che il diritto di libero accesso al mare è un diritto inviolabile, che non può essere limitato o escluso, nemmeno nel caso in cui una strada demaniale, che permette l’accesso alle spiagge, faccia parte di una concessione balneare affidata a un privato.

**Principio cardine: inviolabilità dell'accesso pubblico**

La Corte ha precisato che:

- La concessione balneare, pur attribuendo diritti di sfruttamento economico e di gestione di determinate aree, non può estendersi fino a ledere il diritto pubblico di accesso alle spiagge e al mare.

- La strada demaniale, che generalmente costituisce un bene di uso pubblico, rappresenta un elemento imprescindibile per garantire il libero accesso alle aree marittime.

- La presenza di una concessione privata sulla spiaggia o sulla strada demaniale non può comportare il restringimento o la privazione del diritto di accesso pubblico, che rimane inviolabile.

**Implicazioni pratiche**

La sentenza chiarisce che:

- Le concessioni balneari non possono essere interpretate come un’esclusione del pubblico dall’accesso al mare.

- La presenza di privati che gestiscono servizi o strutture balneari non può pregiudicare il diritto di tutti di raggiungere e fruire liberamente del mare.

- Le autorità devono intervenire per garantire che eventuali limitazioni siano conformi alla legge e non ledano il diritto pubblico.

**Conclusioni**

La sentenza rappresenta un importante baluardo a tutela dell’interesse collettivo e del diritto di tutti di godere delle risorse naturali senza barriere o restrizioni illegittime, anche in presenza di concessioni private. La strada demaniale, elemento essenziale per l’accesso pubblico, rimane un bene di tutti, e il suo uso non può essere soggetto a limitazioni che violino il principio di inviolabilità del diritto di accesso al mare.

**In sintesi**

- Il diritto di libero accesso al mare è inviolabile, anche in presenza di concessioni balneari private.

- La strada demaniale, come bene di uso pubblico, garantisce l’accesso e non può essere soggetta a limitazioni illegittime.

- La Corte ribadisce che le concessioni private non possono compromettere il diritto pubblico di accesso e fruizione delle spiagge.

Questa sentenza rafforza la tutela del patrimonio collettivo e chiarisce i limiti delle concessioni private rispetto ai diritti pubblici, contribuendo a preservare l’interesse generale alla fruizione gratuita del mare.


 

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