La pronuncia della Cassazione n. 1651 del 2026 fornisce un chiarimento importante riguardo all’applicazione dell’aggravante prevista in caso di aggressione a un esercente le professioni mediche. In particolare, la Corte ha stabilito che, ai fini della configurazione di tale aggravante, non è necessario che l’aggressione sia direttamente collegata all’attività professionale svolta dall’esercente.
**Dettagli della pronuncia:**
- **Contesto della causa:** Un medico venne aggredito durante un episodio di rapina, che non aveva alcun rapporto con la sua attività professionale. La rapina si verificò mentre il medico si trovava nel luogo pubblico, senza che l’aggressione fosse motivata da motivi legati alla professione medica.
- **Principio stabilito dalla Cassazione:** La Corte ha affermato che l’aggravante prevista dall’art. 61 n. 11 del Codice Penale, che riguarda le aggressioni ai medici e agli esercenti professioni sanitarie, si applica anche quando l’aggressione avviene in un contesto del tutto estraneo all’attività professionale, purché l’aggressore abbia consapevolezza della professione dell’aggredito.
- **Implicazioni pratiche:** Ciò significa che, per la configurazione dell’aggravante, non è necessario dimostrare che l’atto criminoso sia diretto a danneggiare o intimidire specificamente la professione medica. Basta che l’aggressione sia avvenuta in un momento in cui il soggetto aggredito si trovava in un luogo o in una situazione in cui poteva essere riconosciuto come esercente delle professioni mediche e che l’aggressore fosse a conoscenza di questa qualità.
**Conclusione:**
La pronuncia ribadisce che l’aggravante si applica anche in casi di aggressioni non collegate direttamente alla professione, se l’atto criminoso avviene in circostanze in cui la vittima è riconoscibile come professionista sanitario e l’aggressore è consapevole di questa qualità. La decisione amplia quindi la tutela penale per i professionisti medici, riconoscendo che il rischio di aggressioni può presentarsi anche in situazioni di normale vita quotidiana, indipendentemente dal motivo dell’aggressione.
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