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10 giugno 2026

Tar 2026 - La recente sentenza del Tar XX rappresenta un importante precedente nel contesto delle controversie relative alla responsabilità dell’Amministrazione militare in relazione all’esposizione a uranio impoverito durante missioni all’estero. La decisione si inserisce in un quadro giurisprudenziale consolidato, rafforzato dalla sentenza dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato del 2025, che ha chiarito i criteri di prova e di nesso causale in tale ambito.

 

 

Tar 2026 -  La recente sentenza del Tar XX rappresenta un importante precedente nel contesto delle controversie relative alla responsabilità dell’Amministrazione militare in relazione all’esposizione a uranio impoverito durante missioni all’estero. La decisione si inserisce in un quadro giurisprudenziale consolidato, rafforzato dalla sentenza dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato del 2025, che ha chiarito i criteri di prova e di nesso causale in tale ambito.
 
Il caso riguardava un militare esposto a uranio impoverito nei teatri balcanici e irakeni. La questione centrale era se l’Amministrazione avesse assolto l’onere di fornire una prova convincente di una causa diversa rispetto all’esposizione in servizio per escludere il nesso causale tra questa e la patologia tumorale sviluppata dal ricorrente.
 
Il Tar XX ha accolto il ricorso del militare, evidenziando che l’Amministrazione non aveva dimostrato in modo adeguato l’assenza di un collegamento tra l’esposizione a uranio impoverito e la patologia. La sentenza sottolinea che, pur assumendo che l’esposizione sia avvenuta con dispositivi di protezione, rimane comunque possibile che il militare sia stato esposto anche in altre modalità, come attraverso l’assunzione di acqua e cibi locali, senza protezioni specifiche. La difesa dell’Amministrazione, secondo cui il contatto non protetto non si sarebbe verificato, non risulta sufficiente, poiché l’onere di prova si sposta sulla stessa amministrazione una volta che siano stati integrati gli elementi di esposizione e insorgenza di patologia.
 
La sentenza si richiama alla ormai consolidata giurisprudenza della Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato (sentenza n. 15/2025), che ha ribadito i seguenti principi fondamentali:
 
1. **Prova del Nesso di Causalità**: Dato l’attuale incertezza scientifica sui meccanismi patogenetici dell’esposizione a uranio impoverito e nanoparticelle, non si può richiedere al militare una prova scientifica inoppugnabile del nesso causale.
 
2. **Principio del “più probabile che non”**: La probabilità che la patologia sia concausata dall’esposizione ambientale o lavorativa durante missioni di guerra è sufficiente a presumere il nesso di causalità, senza dover dimostrare con certezza assoluta il rapporto eziologico.
 
3. **Inversione dell’onere della prova**: Una volta dimostrato che il militare ha svolto missioni in aree a rischio e che ha sviluppato una patologia correlabile, si presume il nesso causale. L’Amministrazione deve invece dimostrare che la patologia ha origine da fattori estranei all’attività di servizio o da cause genetiche o comportamentali specifiche, elementi questi che devono essere allegati e documentati.
 
L’obbligo di dimostrare l’assenza di rapporto causale si applica solo nel caso in cui siano stati forniti elementi certi e verificati di esposizione e insorgenza patologica. La mancata analisi approfondita della storia clinica e la carenza di indagini scientifiche critiche costituiscono un vizio procedurale e motivazionale che giustifica l’annullamento dei provvedimenti impugnati.
 
La sentenza del Tar XX rafforza il principio che, in ambito di responsabilità militare per esposizione ad agenti cancerogeni come l’uranio impoverito, la prova del nesso causale non può essere richiesta in modo assoluto. L’Amministrazione deve invece dimostrare l’assenza di tale collegamento, analizzando criticamente tutte le possibili cause alternative e tenendo conto delle evidenze scientifiche disponibili.
 
Inoltre, la decisione sottolinea la necessità di un’istruttoria accurata e motivata, che consideri la complessità delle evidenze scientifiche e le difficoltà di prova tipiche di queste controversie, garantendo così un’effettiva tutela dei diritti dei militari esposti.
 
Raccomandazioni
Per le future istanze di riconoscimento di dipendenza da causa di servizio nei casi di esposizione ad uranio impoverito, si consiglia di:
 
- Documentare accuratamente l’attività svolta e le condizioni di esposizione;
- Raccogliere e analizzare approfonditamente la storia clinica e anamnestica;
- Avvalersi di perizie e studi scientifici aggiornati sulla correlazione tra esposizione e patologie;
- Presentare in modo chiaro e dettagliato eventuali elementi che possano fare presumere un collegamento causale.
 
Questa giurisprudenza rappresenta un passo avanti nella tutela dei militari, riconoscendo la complessità scientifica e procedurale delle controversie relative all’esposizione a agenti cancerogeni in ambito militare.




 

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