La sentenza della Cassazione n. 1620 del 2026 fornisce un importante chiarimento in materia di corruzione, in particolare riguardo al reato di corruzione per l’esercizio della funzione.
**Commento legale dettagliato:**
1. **Principio di base sulla natura del reato di corruzione:**
La corruzione per l’esercizio della funzione si configura quando un pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio riceve, direttamente o indirettamente, vantaggi patrimoniali o di altra natura, in cambio di un comportamento favorevole o di un’omissione nell’esercizio delle proprie funzioni.
2. **No all’elemento soggettivo di entità del prezzo:**
La Cassazione sottolinea che, affinché si possa configurare il reato, non è necessario che il prezzo o il vantaggio accordato sia di entità significativa o elevata. Anche un importo minimo, se offerto o promesso, può costituire elemento sufficiente per integrare il reato di corruzione.
3. **L’interesse pubblico e il funzionamento degli apparati pubblici:**
Il reato si configura anche in presenza di un vantaggio minimo, perché l’obiettivo dell’ordinamento è garantire il regolare funzionamento degli apparati pubblici nell’interesse dei destinatari dei servizi. La corruzione compromette tale funzionamento, anche se il prezzo offerto è simbolico o simbolico-minimo.
4. **Il prezzo come elemento non determinante:**
La sentenza evidenzia che il prezzo, per quanto minimo, non deve essere considerato come un elemento che possa escludere la configurazione del reato. La sua presenza, indipendentemente dall’entità, è di per sé sufficiente a integrare gli elementi di fatto e di diritto per il reato di corruzione.
5. **Implicazioni pratiche:**
L’effetto pratico di questa pronuncia è che le autorità giudiziarie e le procure devono monitorare e perseguire anche fatti di corruzione con benefici di modesta entità, poiché la legge mira a scoraggiare qualsiasi forma di illecito che possa compromettere il corretto funzionamento dell’ente pubblico.
**In conclusione:**
La sentenza della Cassazione n. 1620/2026 ribadisce che il reato di corruzione si configura anche con la presenza di un vantaggio minimo, rafforzando l’idea che l’interesse pubblico e il corretto funzionamento delle funzioni pubbliche sono prioritari rispetto alla dimensione economica del beneficio offerto o promesso. Ciò rafforza la tutela dell’interesse collettivo e il contrasto a ogni forma di illecito nel settore pubblico.
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