La sentenza della Corte di Cassazione n. 40243 del 2025 rappresenta un importante chiarimento in materia di accertamento del nesso causale tra l’esposizione all’amianto e le patologie professionali correlate, nonché sulla possibilità di riconoscimento dei danni anche in presenza di un collegamento causale non completamente ricostruibile in tutti i suoi anelli.
**1. Contesto e fondamenta della pronuncia**
Il caso in esame riguarda un lavoratore che ha sviluppato patologie asbestos-correlate (come mesotelioma o asbestosi) e la relativa domanda di risarcimento nei confronti del datore di lavoro o di altri soggetti responsabili. La Corte di Cassazione si pronuncia sulla questione delicata del riconoscimento del nesso causale, fondamentale per l’accoglimento delle pretese risarcitorie.
**2. La posizione della Corte e i principi affermati**
La pronuncia chiarisce che il riconoscimento del nesso causale tra esposizione all’amianto e le conseguenti patologie può essere basato anche su un principio di probabilità, purché sussistano elementi di affidabilità scientifica e siano rispettate alcune condizioni fondamentali.
In particolare, la Corte ribadisce che:
- **Non è necessario ricostruire in modo dettagliato ogni singolo anello della catena causale**: ciò significa che non è indispensabile dimostrare un collegamento cause-effetto diretto e verificabile in ogni fase, ma può essere sufficiente una dimostrazione di un nesso causale credibile e razionale.
- **Il criterio di credibilità e razionalità del nesso causale** si fonda su elementi di prova scientificamente affidabili e applicabili al caso concreto, quali studi epidemiologici, linee guida scientifiche, dati statistici e altri strumenti di evidenza.
- **La dimostrazione deve escludere fattori causali alternativi rilevanti**: ossia, bisogna dimostrare che altri possibili fattori non abbiano contribuito significativamente all’insorgenza della patologia, rafforzando così il ruolo causale dell’esposizione all’amianto.
- **L’importanza del contesto scientifico**: la Corte sottolinea che il nesso causale può essere accertato anche sulla base di una probabilità scientifica, senza che sia necessario un collegamento causale diretto e inconfutabile, purché questa probabilità sia sufficiente a sostenere la responsabilità del soggetto chiamato in causa.
**3. Implicazioni pratiche e processuali**
Questa decisione si inserisce in un quadro giurisprudenziale che mira a tutelare i lavoratori esposti a rischi professionali, in particolare in materia di malattie professionali legate all’amianto, che spesso risultano di difficile ricostruzione causa-effetto.
- **Per i giudici**, l’onere probatorio non si configura più come un obbligo di prova rigorosa e totale del nesso causale, ma come un onere di dimostrare che sussistano elementi di credibilità e scientificità sufficienti a sostenere l’esistenza di un nesso causale più probabile che non alternativo.
- **Per i lavoratori**, questa pronuncia amplia le possibilità di ottenere il riconoscimento delle patologie asbesto-correlate e, di conseguenza, il risarcimento del danno.
**4. La rilevanza delle informazioni scientifiche**
Un aspetto centrale della sentenza è la valorizzazione delle **informazioni scientifiche affidabili e applicabili al caso concreto**. La Corte evidenzia che:
- Le evidenze scientifiche devono essere ottenute da studi epidemiologici riconosciuti, linee guida internazionali e nazionali, e da dati che attestino una relazione probabilistica tra esposizione e patologia.
- La valutazione del nesso causale si basa sulla capacità di dimostrare che le condotte del soggetto esposto hanno avuto un ruolo determinante nel processo patologico, escludendo fattori causali alternativi significativi.
**5. Conclusioni e riflessi sulla giurisprudenza e sulla tutela dei lavoratori**
La sentenza Cassazione n. 40243/2025 rafforza il principio che il riconoscimento delle malattie professionali legate all’amianto può essere fondato su un approccio probabilistico e scientificamente supportato, anche in assenza di una ricostruzione dettagliata e completa di tutta la catena causale. Ciò rappresenta un orientamento volto a favorire la tutela dei lavoratori vittime di esposizioni professionali, riconoscendo che spesso le evidenze scientifiche e le difficoltà di ricostruzione causale rendono impossibile una prova rigorosa in senso assoluto.
**In conclusione**, questa pronuncia si configura come un importante passo avanti nella giurisprudenza in materia di malattie professionali causate dall’amianto, valorizzando l’approccio probabilistico e scientificamente fondato nella ricostruzione del nesso causale e rafforzando la tutela dei lavoratori e dei loro diritti.
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