La sentenza della Cassazione n. 28505/2025 affronta un aspetto fondamentale della disciplina fiscale inerente alla corretta indicazione del domicilio fiscale da parte del contribuente.
**Contesto e rilevanza della sentenza**
Il domicilio fiscale rappresenta un elemento essenziale per l’individuazione della soglia di giurisdizione e di notifica degli atti amministrativi e giudiziari. La normativa vigente (art. 50 del D.P.R. 600/1973 e successive modifiche) stabilisce che il contribuente deve indicare un domicilio fiscale certo, che può essere il proprio domicilio reale, anche se diverso dalla residenza anagrafica, e che deve essere comunicato all’Amministrazione finanziaria ai fini delle comunicazioni e delle notifiche.
**Principio affermato dalla Cassazione**
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28505/2025, ribadisce che il contribuente non ha la libertà di indicare "ad libitum" il proprio domicilio fiscale, ossia senza limiti o controlli, ma è tenuto a rispettare i criteri di correttezza e veridicità nella comunicazione di tale dato. In particolare, la Suprema Corte sottolinea che:
- La scelta del domicilio fiscale deve essere fatta in modo consapevole e non arbitrario.
- La comunicazione deve essere veritiera e rispondente alla realtà dei fatti, anche ai fini di evitare abusi o frodi.
- È illegittimo assumere come domicilio fiscale un indirizzo che si sa essere fittizio, o comunque non corrispondente alla reale sede di attività o residenza del contribuente.
**Implicazioni pratiche**
La sentenza chiarisce che l’Amministrazione finanziaria ha il diritto di verificare la veridicità delle indicazioni fornite dal contribuente e di adottare accertamenti o sanzioni qualora venga accertato un comportamento doloso o negligente nel fornire informazioni false o fuorvianti. La libertà del contribuente di scegliere il proprio domicilio fiscale è limitata dalla necessità di rispettare i principi di correttezza e veridicità.
**Conseguenze per il contribuente**
Il contribuente che indica un domicilio fiscale non conforme alla realtà può incorrere in sanzioni, inadempimenti o inficiare la validità delle notifiche e degli atti amministrativi. La sentenza sottolinea, inoltre, che la mancata indicazione di un domicilio fiscale appropriato può comportare la nullità degli atti, con conseguenti implicazioni processuali e sostanziali.
**Conclusioni**
In sintesi, la Cassazione n. 28505/2025 rafforza il principio secondo cui il contribuente non può indicare liberamente e arbitrariamente il proprio domicilio fiscale, ma deve attenersi a criteri di veridicità e correttezza. La scelta di tale domicilio è soggetta a controlli e può essere contestata dall’Amministrazione finanziaria qualora venga rilevata una condotta fraudolenta o negligente.
Questo orientamento si inserisce nel più ampio quadro di tutela delle entrate pubbliche e di contrasto alle evasioni fiscali, sottolineando l’importanza di una comunicazione trasparente e veritiera da parte dei contribuenti.
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