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06 giugno 2026

Morì dopo missione, giustizia riconosce militare vittima dovere

 

 


Morì dopo missione, giustizia riconosce militare vittima dovere

AGI0019 3 CRO 0 RBA / Mori' dopo missione, giustizia riconosce militare vittima dovere = (AGI) - Taranto, 6 giu. - La Corte d'Appello di Lecce ha riconosciuto lo status di vittima del dovere a un militare di Grottaglie (Taranto) deceduto dopo la missione in Kosovo. Si tratta di un 38enne scomparso nel 2015 a seguito di una grave patologia ematologica insorta dopo il servizio prestato in Kosovo. Dopo essere stato nel nono Reggimento d'Assalto Paracadutisti "Col Moschin", il militare era transitato nei ruoli della Polizia di Stato. Nel corso della missione internazionale in Kosovo, aveva operato in un contesto caratterizzato dal rischio di esposizione a uranio impoverito e nanoparticelle. Dopo il decesso, i genitori hanno intrapreso un lungo e complesso percorso giudiziario per ottenere il riconoscimento dei benefici previsti dalla normativa in favore delle vittime del dovere e dei soggetti equiparati. La vicenda e' stata seguita dal primo grado dagli avvocati Massimo Spagnulo, Ciro Santoro e Maria Santoro. Nonostante il rigetto della domanda da parte del Tribunale di Taranto, i difensori hanno proposto appello, insistendo sulla rilevanza delle condizioni ambientali e operative della missione, delle risultanze medico-legali e del nesso concausale tra il servizio prestato e la patologia che aveva condotto al decesso. Successivamente la Corte d'Appello di Lecce ha accolto l'impugnazione, riformando integralmente la sentenza di primo grado e riconoscendo ai familiari il diritto alle provvidenze economiche previste dalla legge. "La pronuncia riveste particolare rilievo poiche' conferma che, nelle patologie multifattoriali, il nesso con il servizio puo' essere riconosciuto anche sotto il profilo concausale, quando emergano elementi significativi quali l'esposizione a scenari operativi contaminati, la giovane eta' del militare, l'assenza di fattori predisponenti e le peculiarita' del teatro di missione - commentano gli avvocati -. La decisione rappresenta un importante risultato sotto il profilo umano e professionale e costituisce, al tempo stesso, un segnale significativo per tutti i militari italiani impegnati nelle missioni internazionali e per i loro familiari, spesso chiamati ad affrontare lunghi percorsi amministrativi e giudiziari per ottenere il riconoscimento di diritti fondati sul servizio reso allo Stato". (AGI)Ta1/Flo 061512 GIU 26  
 

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