Cassazione 2026 - la pronuncia della Suprema Corte affronta un tema di fondamentale importanza nel diritto del lavoro, ovvero la quantificazione del risarcimento danni in caso di demansionamento. La decisione della Corte Suprema si inserisce in un quadro giurisprudenziale in evoluzione, volto a tutelare il lavoratore non solo dal punto di vista economico, ma anche sotto il profilo della tutela della dignità professionale e della percezione sociale del danno subito.
Il demansionamento, inteso come la modifica unilaterale delle mansioni assegnate al lavoratore verso attività di minor contenuto professionale o di minore responsabilità, può assumere natura lesiva dei diritti del lavoratore, con conseguente diritto al risarcimento del danno. La giurisprudenza consolidata riconosce che il danno risarcibile include:
- La perdita della professionalità e delle competenze acquisite;
- La riduzione del prestigio e dell’immagine professionale;
- Gli effetti sulla carriera futura.
La pronuncia della Cassazione del 2026 si distingue per aver approfondito un aspetto finora spesso trascurato: la *visibilità* degli effetti del demansionamento all’esterno, ovvero come la percezione sociale e la percezione dell’effettiva perdita di potere di coordinamento possano influenzare l’ammontare del risarcimento.
Secondo la Corte, oltre alla valutazione della durata e della gravità del demansionamento, occorre considerare anche quanto tale condizione sia percepibile dall’esterno, ad esempio colleghi, clienti, o anche nella comunicazione aziendale. La visibilità della perdita del potere di coordinamento e delle responsabilità può aggravare la lesione alla dignità del lavoratore, incidendo sulla percezione sociale del danno e, di conseguenza, sul risarcimento liquidabile.
La motivazione si fonda sulla considerazione che un danno, per essere pienamente risarcito, deve tener conto non solo degli aspetti interni o soggettivi, ma anche di quelli oggettivi e percepibili dall’esterno, che contribuiscono ad aggravare la lesione alla reputazione e all’immagine professionale del lavoratore.
Questa pronuncia comporta importanti conseguenze pratiche:
- La valutazione del danno deve essere più articolata, includendo elementi oggettivi di visibilità;
- La documentazione del demansionamento e della sua percezione esterna diventa fondamentale in giudizio;
- L’azienda deve prestare attenzione alla comunicazione e alle modalità di gestione delle modifiche delle mansioni, onde evitare di aggravare il danno reputazionale del lavoratore.
In conclusione, la Cassazione del 2026 sottolinea che il risarcimento per demansionamento deve essere calcolato considerando non solo gli aspetti interni alla relazione di lavoro, come la durata e l’intensità della condotta lesiva, ma anche la *visibilità esterna* di tali effetti. Questo approccio rafforza la tutela del lavoratore, riconoscendo che la percezione sociale e la reputazione professionale sono elementi fondamentali nel danno risarcibile, e invita le imprese a una maggiore attenzione nella gestione delle modifiche alle mansioni.
Nessun commento:
Posta un commento