La sentenza della Cassazione n. 32359 del 2025 fornisce un'importante chiarificazione in materia di mobbing, evidenziando che il semplice trasferimento o demansionamento del lavoratore, di per sé, non costituiscono automaticamente condotte di mobbing.
**Contesto e principio di diritto**
Secondo la giurisprudenza consolidata della Corte di Cassazione, il mobbing si configura quando il datore di lavoro adotta una condotta persecutoria o vessatoria nei confronti del lavoratore, tale da determinare un grave malessere psico-fisico, un'ingiustificata esclusione dal normale svolgimento delle mansioni o un'alterazione delle condizioni di lavoro.
**Dettaglio della sentenza n. 32359/2025**
La Suprema Corte ha ribadito che:
- **Trasferimento e demansionamento** sono strumenti che, seppur possano incidere sulla sfera lavorativa del dipendente, non costituiscono di per sé comportamenti mobbanti.
- **La presenza di un elemento persecutorio** deve emergere da un comportamento reiterato e intenzionale, volto a vessare il lavoratore, e non può essere desunta esclusivamente da atti di normale gestione organizzativa, come il trasferimento o il demansionamento, soprattutto se motivati da ragioni organizzative o di rispetto delle norme di legge.
**Interpretazione della giurisprudenza**
La Corte sottolinea che:
- È necessario verificare se tali atti siano stati accompagnati da comportamenti ulteriori, come pressioni psicologiche, umiliazioni, isolamento o altre condotte che denotino un intento persecutorio.
- La mera modifica delle mansioni o il trasferimento, motivati da esigenze organizzative o di ristrutturazione aziendale, non sono, di per sé, indice di mobbing, e devono essere valutati nel contesto complessivo delle condotte del datore di lavoro.
**Conclusioni**
In sintesi, secondo la Cassazione n. 32359/2025:
- Il trasferimento e il demansionamento, pur potendo avere effetti negativi sulla sfera psico-fisica del lavoratore, non costituiscono automaticamente mobbing.
- È necessario un quadro più ampio di comportamenti persecutori per configurare il mobbing, e tali atti devono essere analizzati nel contesto delle modalità e delle finalità con cui sono stati adottati.
**Implicazioni pratiche**
Per i lavoratori, è importante dimostrare che il comportamento del datore di lavoro sia stato volto a vessarli con una condotta reiterata e persecutoria, e non semplicemente motivato da esigenze organizzative o di gestione del personale. Per i datori di lavoro, invece, è fondamentale documentare le ragioni organizzative che giustificano trasferimenti e demansionamenti, evitando comportamenti che possano essere interpretati come vessatori.
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