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16 dicembre 2025

Consiglio di Stato 2025 - a) **Accertamento dell’inadempimento delle amministrazioni resistenti** all’obbligo di attivazione della previdenza complementare ai sensi della legge 8 agosto 1995, n. 335.

 

 

Consiglio di Stato 2025 - a) **Accertamento dell’inadempimento delle amministrazioni resistenti** all’obbligo di attivazione della previdenza complementare ai sensi della legge 8 agosto 1995, n. 335.

b) **Richiesta di risarcimento del danno patrimoniale** quantificato in euro 20.740,00 per ciascun ricorrente.

Questi due aspetti sono strettamente connessi, in quanto l’accertamento dell’inadempimento costituisce il presupposto per la quantificazione del danno patrimoniale subito.

2. **Contesto normativo**

La legge n. 335/1995 ha introdotto un sistema pensionistico di tipo contributivo, con l’obbligo di attivazione di forme di previdenza complementare per i lavoratori pubblici e privati, tra cui i militari. La norma mira ad assicurare un reddito pensionistico più adeguato, integrando le prestazioni del sistema previdenziale obbligatorio.

In ambito militare, l’applicazione di tale normativa si traduce nell’obbligo delle amministrazioni di attivare strumenti di previdenza complementare per i propri dipendenti, al fine di garantire una tutela previdenziale più completa e conforme alla normativa vigente.

3. **Fatto di causa**

I ricorrenti, militari in servizio presso il Ministero dell’economia e finanze - Corpo della Guardia di Finanza, hanno notificato il ricorso al TAR del Lazio il 28 dicembre 2021. Essi contestano:

- che le amministrazioni convenute (ossia il Ministero dell’economia e finanze e altre amministrazioni pubbliche coinvolte) non abbiano attivato la previdenza complementare prevista dalla legge n. 335/1995;

- che tale omissione costituisca un inadempimento dell’obbligo di legge;

- che tale inadempimento abbia comportato un danno patrimoniale quantificato in euro 20.740,00 per ciascun ricorrente, presumibilmente riferito alla perdita di opportunità di accumulo di capitali nel fondo di previdenza complementare per circa venti anni di servizio.

4. **Questioni giuridiche principali**

- **Legittimità dell’obbligo di attivazione della previdenza complementare:**

La questione centrale riguarda se le amministrazioni pubbliche siano tenute, in base alla legge n. 335/1995 e relative disposizioni attuative, ad attivare strumenti di previdenza complementare per i loro dipendenti militari.

- **Inadempimento e responsabilità amministrativa:**

La mancata attivazione può configurare un inadempimento dell’obbligo di legge, con conseguente responsabilità amministrativa e civile delle amministrazioni coinvolte.

- **Qualificazione del danno patrimoniale:**

La quantificazione del danno patrimoniale si basa sulla perdita di opportunità di accumulo di capitale nel fondo di previdenza complementare, stimata in relazione alla durata del servizio e alla retribuzione annua lorda.

5. **Aspetti procedurali e giuridici**

- **Ricorso al TAR:**

La scelta di proporre ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio è coerente con la natura dell’azione, che mira ad ottenere l’accertamento dell’illegittimità di un comportamento amministrativo e il risarcimento del danno subito.

- **Principio di buona amministrazione e tutela dei diritti dei lavoratori:**

La normativa sulla previdenza complementare mira a tutelare il diritto dei lavoratori pubblici a un trattamento previdenziale integrativo, e l’inosservanza di tale obbligo può dar luogo a responsabilità per danno ingiusto.

6. **Valutazioni di diritto**

- **Obbligo di attivazione della previdenza complementare:**

La giurisprudenza amministrativa ha più volte affermato che le pubbliche amministrazioni sono tenute ad adottare tutte le misure necessarie per conformarsi alle prescrizioni normative, a tutela dei diritti dei lavoratori. La mancata attivazione, in assenza di giustificazioni, può essere qualificata come inadempimento illegittimo.

- **Elementi costitutivi dell’inadempimento:**

La prova dell’inadempimento può derivare dalla mancata adozione di atti amministrativi obbligatori, dalla inadempienza degli obblighi di informazione e di attivazione, e dall’assenza di motivazioni giustificative.

- **Responsabilità e risarcimento:**

La responsabilità per danno patrimoniale, derivante dall’omissione dell’obbligo di legge, si fonda sulla violazione di norme imperative e sul nesso causale tra tale omissione e il danno subito dal ricorrente.

- **Quantificazione del danno:**

La stima del danno in euro 20.740,00 per ciascun ricorrente appare basata su una proiezione temporale e sulla retribuzione lorda, assumendo una permanenza di circa venti anni nel fondo previdenziale. La quantificazione, tuttavia, dovrebbe essere supportata da una dettagliata analisi delle retribuzioni, dei tassi di rendimento attesi e delle condizioni di partecipazione al fondo.

7. **Conclusioni**

Il giudizio si incentra sulla verifica dell’obbligo delle amministrazioni di attivare strumenti di previdenza complementare per i militari, in conformità alla legge n. 335/1995, e sulla eventuale loro responsabilità per l’omissione. La decisione del Consiglio di Stato, prevista per il 2025, dovrà valutare:

- la sussistenza dell’obbligo di legge;

- la legittimità dell’inerzia delle amministrazioni;

- la fondatezza delle richieste di risarcimento del danno patrimoniale.

In definitiva, la questione si inserisce nell’ambito del diritto amministrativo e delle tutela dei diritti dei lavoratori pubblici, con particolare attenzione alle norme sulla previdenza complementare e alle responsabilità delle pubbliche amministrazioni in materia di adempimento degli obblighi normativi.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (sezione seconda), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla la sentenza impugnata e rimette la causa al Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sede di Roma, in diversa composizione.


 

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