Gli eredi di un medico deceduto per infarto hanno promosso giudizio lamentando l’omessa adozione da parte dell’azienda di idonee misure di tutela dell’integrità psico-fisica del dipendente. La domanda era basata sull’eccessivo carico di lavoro e sulle condizioni lavorative stressanti, riconducibili ai turni prolungati e usuranti. Il Tribunale e la Corte d’Appello avevano respinto il ricorso, negando il nesso causale fra il decesso e l’attività lavorativa.
Decisione della Cassazione e principi giuridici affermati
La Corte di legittimità, ribaltando le conclusioni dei giudici di merito, ha affermato:
• Identità del nesso causale: Il nesso causale ai fini del riconoscimento dell’equo indennizzo per causa di servizio corrisponde a quello necessario per la condanna del datore di lavoro nella causa risarcitoria civile, quando si riferiscano al medesimo evento dannoso e alla medesima prestazione lavorativa.
• Inversione dell’onere della prova: Una volta dimostrato il nesso causale da parte dei lavoratori o degli eredi, grava sul datore di lavoro l’onere di dimostrare di aver adottato tutte le cautele necessarie per impedire il verificarsi del danno, in adempimento all’obbligo di tutela ex art. 2087 c.c.
• Valutazione complessiva del rapporto di lavoro: Il danno da stress non si limita a episodi isolati ma riguarda l’intero andamento del rapporto lavorativo. Nel caso, si è preso in considerazione l’effetto cumulativo dei turni gravosi, l’assenza di patologie pregresse e il già riconosciuto equo indennizzo.
• Responsabilità non oggettiva: La Corte ha precisato che la responsabilità datoriale trova fondamento negli elementi di inadempimento contrattuale, pertanto il datore di lavoro deve provare che il danno si è verificato a causa di fattori a lui non imputabili (art. 1218 c.c.). Non si configura quindi una responsabilità oggettiva.
Implicazioni pratiche e giurisprudenziali
Questa pronuncia rafforza il profilo di tutela del lavoratore in condizioni stressanti e turni eccessivi, sottolineando l’obbligo inderogabile del datore di lavoro di prevenire i rischi per la salute psico-fisica e di adottare misure organizzative coerenti con le normative in materia di sicurezza sul lavoro (D.Lgs. 81/2008).
In particolare:
• Si consolidano i criteri per provare il nesso causale e per applicare correttamente l’onere probatorio, ampliando la portata protettiva dell’art. 2087 C.C.
• Conferma il principio che la valutazione deve riguardare il contesto del rapporto lavorativo nel suo complesso e non esclusivamente eventi singoli.
• Favorisce una responsabilizzazione più rigorosa del datore di lavoro nel prevenire lo stress lavoro-correlato.
Questa sentenza si pone in continuità con precedenti decisioni della Cassazione (es. n. 24804/2023, 6008/2023, 34968/2022) che delineano un quadro giuridico sempre più attento al danno psico-fisico da condizioni lavorative usuranti.
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Ecco un approfondimento dettagliato sui riferimenti normativi e le prassi operative per la valutazione e prevenzione dello stress lavoro-correlato, con focus sull'adeguata tutela della salute psico-fisica del lavoratore e l'applicazione delle disposizioni emergenti dalla giurisprudenza di legittimità.
Normativa di riferimento per la prevenzione dello stress da lavoro
• D.Lgs. 81/2008 e s.m.i. (Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro): Stabilisce l'obbligo per il datore di lavoro di valutare tutti i rischi, compresi quelli connessi allo stress lavoro-correlato, e di adottare le misure preventive necessarie. La valutazione del rischio stress lavoro-correlato deve essere parte integrante della valutazione complessiva dei rischi (artt. 28 e 29).
• Linee guida ISPESL (ora INAIL) e metodologie di valutazione: Forniscono strumenti tecnici e indicazioni per identificare, valutare e gestire i rischi da stress lavoro-correlato, tramite questionari, analisi dei turni di lavoro, carichi emotivi e relazionali.
• Obbligo di formazione e informazione: Il datore di lavoro, i dirigenti e i preposti devono ricevere una formazione specifica relativo ai rischi psico-sociali e alle strategie di prevenzione.
Prassi consigliate per la gestione del rischio stress lavoro-correlato
• Pianificazione efficace dei turni: Deve rispettare le normative sui tempi di riposo e deve essere modulata in modo da evitare sovraccarichi e garantire un adeguato recupero fisico e mentale.
• Monitoraggio continuo: Attraverso indagini periodiche sulle condizioni di lavoro e il benessere psicologico dei dipendenti, con il coinvolgimento di rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza.
• Interventi di supporto: Implementazione di servizi di consulenza psicologica, spazi per il dialogo tra lavoratori e azienda e iniziative di miglioramento del clima organizzativo.
• Documentazione e tracciabilità: Ogni misura preventiva e ogni verifica devono essere documentate, così da poter comprovare un concreto impegno nella tutela della salute.
Impatto della giurisprudenza di Cassazione
Le sentenze più recenti evidenziano che la mancata osservanza di tali obblighi configura un inadempimento contrattuale e può comportare la responsabilità del datore di lavoro per danni da stress professionale, specie quando il danno sia stato riconosciuto come conseguenza diretta del carico di lavoro e delle condizioni lavorative, come confermato in Cass. n. C.C./2025 e n. 24804/2023.
Possibili sviluppi pratici e strategici
• Per le aziende è consigliabile integrare le valutazioni dello stress lavoro-correlato nei sistemi di gestione della sicurezza e qualità, coinvolgendo figure professionali competenti (medici competenti, psicologi del lavoro).
• Per i lavoratori e le parti sindacali è essenziale una attenta raccolta di prove e documentazione sull’organizzazione del lavoro, sulle condizioni di stress e sugli eventuali effetti sulla salute, per poter efficacemente tutelarsi e proporre richieste risarcitorie fondate e dettagliate.
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approfondimenti: uno dedicato a un modello operativo per la valutazione e prevenzione del rischio stress lavoro-correlato, e l’altro ad una analisi comparata tra normativa e giurisprudenza italiana ed europea.
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Modello operativo per la valutazione e prevenzione del rischio stress lavoro-correlato
1. Individuazione del contesto lavorativo e dei fattori di rischio
o Analisi organizzativa specifica: orari, turnazioni, pause, carichi di lavoro, presenza di condizioni usuranti.
o Rilevazione di indicatori di stress: assenteismo, conflitti, segnalazioni dei lavoratori.
2. Valutazione del rischio specifico
o Applicazione di strumenti quali questionari standardizzati (es. Questionario HSE o INAIL), interviste e focus group.
o Valutazione quantitativa e qualitativa del rischio stress lavoro-correlato.
3. Programmazione delle misure preventive e correttive
o Riorganizzazione dei turni e rispetto dei tempi di riposo minimi.
o Formazione specifica per dirigenti e lavoratori.
o Attivazione di servizi di supporto psicologico e di mediazione.
4. Monitoraggio e verifica
o Controlli periodici sull’efficacia delle misure.
o Aggiornamento continuo del documento di valutazione dei rischi (DVR).
o Coinvolgimento attivo dei lavoratori e dei rappresentanti per la sicurezza.
5. Documentazione e tracciabilità
o Policy e procedure scritte di gestione dello stress.
o Registri di formazione e interventi.
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Analisi comparata della normativa e giurisprudenza italiana ed europea
Aspetto Normativa italiana Normativa europea Giurisprudenza italiana Giurisprudenza europea
Obbligo di valutazione rischio stress D.Lgs. 81/2008, artt. 28-29: valutazione integrata dei rischi Direttiva 89/391/CEE: obbligo generale di sicurezza e salute Cass. C.C./2025, 24804/2023: conferma obbligo di tutela e onere probatorio a carico datore Sentenza CEDU 2017, Sentenza CGUE su stress lavoro-correlato (2019) rafforzano la protezione e responsabilità
Onere della prova Spostamento dell’onere al datore dopo prova nesso causale Simile: principio di precauzione e adeguata dimostrazione delle misure adottate Art. 2087 e art. 1218 C.C.; responsabilità contrattuale, non oggettiva Prassi di analisi dettagliata del rischio e impatto sanitario per danni da stress
Valutazione cumulativa del danno Giurisprudenza estesa, valutazione complessiva del rapporto di lavoro Approccio integrato e multidisciplinare alla diagnosi e prevenzione dello stress Cass. C.C./2025 e simili Sentenze Corte UE enfatizzano valutazione globale e misure organizzative
Prevenzione e misure correttive Piano di prevenzione integrato nel DVR, formazione obbligatoria Direttive e linee guida UE (ESENER) incoraggiano strategie di prevenzione e monitoraggio Implementazione e verifica continue sancite dalla giurisprudenza Linee guida EU-OSHA e sentenze su obbligo di monitoraggio e miglioramento continuo
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