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06 marzo 2026

Tar 2026 - tre sentenze del TAR riguardanti gestori dei bagni fuorilegge e le concessioni scadute**

 

 


 
 Tar 2026 - tre sentenze  del TAR riguardanti gestori dei bagni fuorilegge e le concessioni scadute**


Nel 2026, il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) ha emesso tre sentenze (allegate) che riguardano la illegittimità delle proroghe concesse da tre diversi comuni a tre stabilimenti demaniali marittimi gestiti da soggetti che operavano in assenza di concessioni valide o dopo la scadenza delle stesse. Le pronunce sono state motivate dal giudice amministrativo sulla base del ricorso promosso dal Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), che aveva evidenziato violazioni delle norme in materia di concessioni demaniali e di concorrenza.
 
 
Le concessioni demaniali marittime sono strumenti concessori di diritto pubblico, rilasciati dall’amministrazione statale o comunale, per l’utilizzo di beni demaniali marittimi, quali spiagge e stabilimenti balneari. La normativa di riferimento, tra cui il Codice della Navigazione e le disposizioni attuative, prevede che tali concessioni abbiano una durata limitata e siano soggette a rinnovo o proroga, nel rispetto delle procedure e delle condizioni di legge.
 
Le proroghe privilegiano spesso i gestori preesistenti, ma devono rispettare i principi di trasparenza, concorrenza e parità di trattamento. La mancata regolare concessione o il rinnovo illegittimo costituiscono una violazione delle norme di settore, con possibili implicazioni penali, amministrative e di diritto pubblico.
 
 
Le sentenze del TAR si basano sul fatto che i tre comuni avevano concesso proroghe alle gestioni di stabilimenti balneari che risultavano prive di validi titoli concessori, o le concessioni erano scadute e non rinnovate secondo le procedure di legge. La proroga, in questi casi, si configura come illegittima, in quanto:
 
- Violazione delle norme di legge che prevedono il rilascio di concessioni rinnovabili solo previa regolare istruttoria e rispetto delle condizioni di legge.
- Mancanza di un bando pubblico o di una procedura comparativa, necessario per garantire la concorrenza e l’equità.
- Possibile condotta di sfruttamento di posizione dominante o di abuso di posizione, che può essere stata contestata dal Garante della Concorrenza e del Mercato.
 
Il Garante, che aveva promosso ricorso, ha contestato la legittimità delle proroghe e ha richiesto l’annullamento delle stesse, sostenendo che esse favoriscono soggetti che operano senza un titolo legittimo, distorcendo il mercato e ledendo il principio di concorrenza leale.
 
 
Il TAR ha accolto i ricorsi del Garante, ritenendo che:
 
- Le proroghe concesse dai comuni non fossero supportate da un valido titolo concessorio, né da procedure trasparenti e competitive.
- La mancata regolare concessione o rinnovo costituisce un abuso di posizione dominante o un illecito sfruttamento del bene pubblico.
- Il rispetto delle norme di tutela della concorrenza e dell’interesse pubblico impone di annullare tali proroghe e di procedere a un regolare bando pubblico, garantendo così la trasparenza e la parità di trattamento.
 
Inoltre, le sentenze sottolineano che l’operato dei comuni ha violato le disposizioni di legge e le direttive europee in materia di concessioni pubbliche, che prevedono procedure aperte e competitive per l’assegnazione delle concessioni demaniali.
 
 
Le pronunce del TAR comportano:
 
- L’annullamento delle proroghe illegittime con effetto immediato.
- La necessità per i comuni di avviare nuove procedure di affidamento, conformi alla normativa vigente.
- La possibilità che i gestori attuali siano obbligati a cessare l’attività fino all’assegnazione di una nuova concessione regolare.
- Un rafforzamento del principio di legalità e di trasparenza nel settore delle concessioni demaniali marittime.
 
Le sentenze del TAR del 2026 rappresentano un importante precedente in materia di tutela del patrimonio pubblico e di concorrenza leale nel settore delle concessioni demaniali marittime. Evidenziano come l’illegittimità delle proroghe, soprattutto senza le opportune procedure, possa essere sanzionata efficacemente dall’organo giudiziario amministrativo, rafforzando l’azione del Garante della Concorrenza.
 
Per i gestori e le amministrazioni comunali, queste pronunce costituiscono un monito a rispettare rigorosamente le norme in materia di concessioni e di procedere con trasparenza e legalità nelle procedure di affidamento.
 
 
Una corretta interpretazione delle norme e una puntuale applicazione delle procedure di gara sono fondamentali per evitare contenziosi e sanzioni, garantendo allo stesso tempo il rispetto dei principi di concorrenza, trasparenza e tutela del patrimonio pubblico.






 

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