Tar 2026 - La pronuncia riguarda il ricorso di un dipendente della polizia di Stato che aveva richiesto un trasferimento al fine di assistere un familiare prossimo (ad esempio, un coniuge o un figlio disabile). Il Ministero dell’Interno (Viminale) aveva negato il trasferimento, sostenendo esigenze di ordine pubblico e sicurezza territoriale, particolarmente rilevanti in zone ad alta criminalità organizzata. Il Consiglio di Stato ha invece accolto il ricorso, ribadendo la tutela del diritto di assistenza familiare.
2. **Principio di tutela del diritto di assistenza familiare**
La sentenza sottolinea che il diritto di assistenza a un familiare prossimo, riconosciuto come valore costituzionale (articoli 2, 3, 31 Cost.), deve essere tutelato, anche in presenza di esigenze di servizio. La possibilità di ottenere un trasferimento per assistere un familiare disabile o bisognoso è un diritto che non può essere subordinato in modo esclusivo o automatico alle esigenze di ordine pubblico o sicurezza territoriale, specialmente quando queste siano “generiche” o “generiche valutazioni”.
3. **Valutazione delle esigenze di servizio**
Il Consiglio di Stato chiarisce che le esigenze di servizio devono essere valutate in modo puntuale e concreto. Non sono sufficienti motivazioni astratte o generiche – come l’alta criminalità o la presenza di organizzazioni criminali in una determinata zona – per negare un trasferimento per assistenza. La motivazione deve risultare da indicazioni specifiche e dettagliate relative alla posizione del dipendente, al grado, alle mansioni effettivamente svolte e alle peculiarità della sua situazione.
4. **Criterio di proporzionalità e specificità**
La decisione di negare un trasferimento deve rispettare il principio di proporzionalità, cioè deve essere giustificata da elementi concreti e specifici che rendano il sacrificio del diritto di assistenza giustificato e necessario. La genericità delle motivazioni (es. “zone ad alta criminalità”) rischia di ledere il diritto fondamentale del soggetto, vanificando l’interesse costituzionalmente protetto.
5. **Valorizzazione degli elementi di contesto**
Il Consiglio di Stato mette in guardia dal considerare esclusivamente gli elementi di contesto (come la criminalità di una zona) senza collegarli a elementi specifici della posizione del singolo dipendente. L’assegnazione di un trasferimento deve basarsi su elementi oggettivi che riguardano la sua funzione, mansioni, grado e eventuali rischi specifici legati alla sua attività lavorativa. Altrimenti, si rischia di negare ogni possibilità di trasferimento a chi lavora in grandi città o zone ad alta criminalità, vanificando il diritto di assistenza familiare.
6. **Implicazioni costituzionali e valoriali**
La sentenza riconosce che il diritto di assistenza del familiare disabile o bisognoso rappresenta un valore fondamentale, tutelato dall’ordinamento costituzionale. Pertanto, anche in presenza di esigenze di sicurezza, occorre trovare un equilibrio che non sacrifichi i diritti fondamentali dei dipendenti pubblici, garantendo che le motivazioni siano concrete e specifiche.
**Conclusioni**
Il Consiglio di Stato, nella sentenza in esame, riafferma il principio secondo cui il trasferimento per assistenza familiare deve essere concesso, salvo motivate e concrete esigenze di servizio che risultino da indicazioni puntuali sulla posizione del dipendente. La genericità delle motivazioni, specialmente quelle basate su elementi di contesto, non può giustificare il diniego di un diritto fondamentale, soprattutto quando si tratta di tutela di soggetti disabili o bisognosi, riconosciuti come valori costituzionali. Tale pronuncia rafforza l’importanza di un’interpretazione equilibrata e rispettosa dei diritti fondamentali anche nel settore pubblico, in particolare in aree delicate come la tutela della famiglia e la sicurezza pubblica.
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