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03 gennaio 2026

Consiglio di Stato 2026 - La vicenda riguarda la legittimità dell’applicazione della decorrenza giuridica ed economica delle progressioni di carriera di alcuni appartenenti alla Polizia di Stato, in particolare dei ricorrenti OMISSIS OMISSIS e altri. Essi hanno impugnato la decisione amministrativa di considerare come decorrenza per l’avanzamento la data di conclusione del corso formativo, anziché la data di disponibilità delle rispettive vacanze organiche. La controversia è stata sottoposta al TAR Lazio, che ha confermato la legittimità dell’operato amministrativo, ritenendo corretta l’applicazione della normativa primaria, in particolare dei concorsi straordinari e delle disposizioni di legge relative.

 

 

Consiglio di Stato 2026 - La vicenda riguarda la legittimità dell’applicazione della decorrenza giuridica ed economica delle progressioni di carriera di alcuni appartenenti alla Polizia di Stato, in particolare dei ricorrenti OMISSIS OMISSIS e altri. Essi hanno impugnato la decisione amministrativa di considerare come decorrenza per l’avanzamento la data di conclusione del corso formativo, anziché la data di disponibilità delle rispettive vacanze organiche. La controversia è stata sottoposta al TAR Lazio, che ha confermato la legittimità dell’operato amministrativo, ritenendo corretta l’applicazione della normativa primaria, in particolare dei concorsi straordinari e delle disposizioni di legge relative.

Il TAR ha evidenziato che l’Amministrazione ha agito coerentemente con la normativa vigente, applicando correttamente le disposizioni di legge anche ai concorsi straordinari, inclusi quelli banditi prima dell’entrata in vigore del d.lgs. n. 126/2018. La decisione si basa sulla considerazione che tali procedure rientrano nelle misure di riordino delle carriere e sono state adottate in un contesto di speciali modalità e requisiti, anche in sovrannumero rispetto alle dotazioni organiche.

Il punto centrale di interesse riguarda la questione di legittimità costituzionale sollevata dall’appello. In particolare, si discute sulla compatibilità dell’art. 2, comma 1, lettera ll), del d.lgs. n. 95/2017, modificato dall’art. 14, comma 1, lett. n), del d.lgs. 126/2018, con gli articoli 3 e 97 della Costituzione. La norma in questione introduce modalità di decorrenza dell’avanzamento di carriera che, secondo i ricorrenti, potrebbero ledere il principio di uguaglianza e il diritto di accesso ai ruoli pubblici secondo criteri meritocratici.

Il Consiglio di Stato, nel dichiarare rilevante e non manifestamente infondata la questione di costituzionalità, evidenzia la necessità di sottoporre tali norme alla Corte costituzionale per verificarne la compatibilità con i principi fondamentali della Costituzione, in particolare:

- **Articolo 3 Cost.**: principio di uguaglianza e di non discriminazione, che può essere violato se le norme applicate producono disparità di trattamento non giustificate.

- **Articolo 97 Cost.**: principio di buon andamento, imparzialità e trasparenza della pubblica amministrazione, che impone che le norme siano applicate in modo coerente e giusto.

L’ordinanza di sospensione e la trasmissione degli atti alla Corte costituzionale segnano un passaggio importante nel procedimento, che potrebbe portare a una pronuncia di incostituzionalità delle norme in questione. Tale eventualità potrebbe avere ripercussioni significative sui procedimenti di progressione di carriera e sui criteri di decorrenza adottati dalla pubblica amministrazione, in particolare nel settore della Polizia di Stato.

L’intervento del Giudice delle Leggi potrebbe portare a una revisione delle norme sulla decorrenza delle progressioni di carriera, con un possibile riequilibrio tra esigenze di efficienza amministrativa e tutela dei diritti dei lavoratori pubblici. L’approdo alla Corte costituzionale evidenzia l’importanza di un quadro normativo che garantisca criteri di uguaglianza, trasparenza e meritocrazia, senza privilegiare interpretazioni che possano ledere tali principi.

**In conclusione**, la sentenza del Consiglio di Stato rappresenta un passo fondamentale nel confronto tra norme di legge e principi costituzionali, sottolineando la necessità di un’attenta verifica delle modalità di decorrenza delle progressioni di carriera e della loro compatibilità con i principi fondamentali della Repubblica. La decisione di sospendere il giudizio e di trasmettere gli atti alla Corte costituzionale dimostra l’attenzione del legislatore e del giudice amministrativo alla tutela dei valori costituzionali, segnalando una futura possibile revisione legislativa in materia.


 

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