L’agente, in servizio presso le forze di polizia, aveva presentato certificati medici attestanti una condizione di malattia. Tuttavia, il Ministero dell’Interno aveva ritenuto tali certificati inattendibili, richiedendo gli originali, che erano stati smarriti a seguito di un trasloco del dipendente. Successivamente, il Ministero aveva decurtato lo stipendio dell’agente e avviato un procedimento disciplinare, ritenendo la malattia “finta” e quindi infondata.
Dopo un lungo iter di circa dieci anni, l’agente ha atteso la definizione della controversia, e il TAR ha infine riconosciuto la correttezza della sua posizione, riabilitandolo e dichiarando infondata la contestazione di malattia “finta”.
Aspetti giuridici rilevanti
1. **Prova documentale e affidabilità delle certificazioni mediche**
Il principio fondamentale in materia di contestazione di malattia è la tutela della buona fede del lavoratore e la necessità di una prova certa e documentata. La richiesta degli originali dei certificati medici, in assenza di specifiche motivazioni di sospetto o di irregolarità, può risultare eccessiva e lesiva del diritto del lavoratore ad una corretta tutela medica. La sentenza sottolinea che la perdita degli originali, in circostanze come il trasloco, non può essere automaticamente interpretata come un tentativo di falsificazione, soprattutto se la documentazione medica è stata precedentemente fornita e attestata da un medico competente.
2. **Decurtazione dello stipendio e procedimento disciplinare**
L’adozione di misure sanzionatorie come la decurtazione dello stipendio e l’avvio di procedimento disciplinare devono rispettare i principi di proporzionalità, motivazione e presunzione di buona fede. La sentenza evidenzia che, in assenza di prove concrete di dolo o di falsificazione, tali sanzioni risultano sproporzionate e infondate.
3. **Lunghezza dei tempi e principio di ragionevolezza**
Il lungo lasso temporale di dieci anni rappresenta un elemento di criticità, ma il TAR ha riconosciuto la necessità di rispettare i tempi della giustizia amministrativa, e la decisione finale ha privilegiato il diritto del lavoratore alla tutela della propria reputazione e integrità professionale.
4. **Riabilitazione e diritto alla buona reputazione**
La sentenza ha riabilitato l’agente, riconoscendo che la contestazione di malattia “finta” non era fondata, e che la presenza di procedimenti disciplinari infondati può arrecare grave danno all’immagine e alla carriera del dipendente pubblico.
Implicazioni pratiche
La decisione del TAR evidenzia l’importanza di un’attenta valutazione delle prove e delle circostanze nel procedimento disciplinare e amministrativo. I pubblici dipendenti devono poter contare su una tutela giurisdizionale efficace, soprattutto quando si tratta di contestazioni di natura medica o di procedure che coinvolgono la loro reputazione.
Il TAR 2025 costituisce un importante precedente a tutela dei diritti dei lavoratori pubblici, sottolineando che la presunzione di buona fede e l’assenza di prove certe sono elementi fondamentali nella contestazione di malattie e nelle sanzioni disciplinari. La lunga durata del procedimento, sebbene criticabile, si conclude con la giusta affermazione dei diritti dell’agente, confermando che il rispetto delle procedure e la corretta valutazione delle prove sono imprescindibili nelle controversie di questo genere.
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